Ho visto quel bambino sbriciolarsi e sono diventata pro-life

2009-11-23

Questa bella testimonianza è un’ennesima conferma di come le multinazionali della morte come Planned Parenthood prosperino sulla menzogna e sulla falsificazione della realtà. D’altro canto la verità prima o poi si palesa a chi la cerca con cuore sincero...


Direttrice di Planned Parenthood si dimette dopo avere assistito all’ecografia di un aborto

L’ex direttrice di una clinica di Planned Parenthood nel sudest del Texas dice di avere avuto un “cambiamento di cuore” dopo avere visto un aborto il mese scorso, ha lasciato il suo lavoro e si è unita ad un gruppo pro-life per pregare fuori dall’edificio.

Abby Johnson si trova fuori dalla clinica di Planned Parenthood di Bryan (Texas) insieme a Shawn Carney di Campaign for Life.

Abby Johnson ha accompagnato diverse donne dalle loro auto alla clinica negli otto anni in cui ha fatto volontariato e lavorato per Planned Parenthood a Bryan (Texas). Ma dice di aver capito che era ora di andarsene dopo avere visto un feto “sbriciolarsi” mentre veniva risucchiato fuori dall’utero di una paziente a settembre.
“Mentre lavoravo da Planned Parenthood ero estremamente pro-choice”, ha detto la Johnson a FoxNews.com. Ma dopo avere visto il funzionamento interno della procedura per la prima volta su un monitor ad ultrasuoni “direi che c’è stata una conversione definitiva nel mio cuore… una conversione spirituale.”
La Johnson ha detto di essersi disingannata del suo lavoro dopo che i suoi capi l’avevano spinta per mesi ad aumentare i profitti effettuando sempre più aborti, che costano alle pazienti dai 505 ai 695 dollari.
«Ad ogni incontro che avevamo ci dicevano: ‘non abbiamo abbastanza denaro, non abbiamo abbastanza denaro, dobbiamo continuare a fare aborti’» ha detto la Johnson a FoxNews.com. «È un affare che dà molti soldi ed è per questo che vogliono aumentare i numeri».
«Planned Parenthood è focalizzata sulla prevenzione» ha scritto Diane Quest, National Media Director del gruppo; «in tutta la nazione, più del 90% del servizio sanitario fornito dalle cliniche di Planned Parenthood è di natura preventiva», spiegando che «il cuore della missione dell’organizzazione è aiutare le donne a pianificare gravidanze sane e prevenire gravidanze indesiderate.»
Ma la Johnson ha detto che i suoi capi le dissero di cambiare le sue “priorità” e di concentrarsi sugli aborti, che rendevano più denaro in un momento in cui la recessione li stava danneggiando.
«Per loro non ci sono molti soldi per l’istruzione» ha detto. «Non ci sono tanti soldi per la pianificazione familiare perché c'è l’aborto.»
Senza un medico fisso, ha detto, la sua clinica effettuava aborti solo due giorni al mese, ma il medico poteva effettuare da 30 a 40 procedure ogni giorno in cui era presente. La Johnson ha stimato che ogni aborto poteva fruttare alla filiale circa 350 dollari, arrivando fino a più di 10'000 dollari al mese.
«La maggior parte del denaro andava alla clinica», ha detto.
La Johnson ha detto di non avere mai ricevuto ordini di aumentare i profitti per email o lettera, e di non avere modo di provare le sue accuse sulle pratiche effettuate alla filiale di Bryan. Ha dichiarato a FoxNews.com che le pressioni le venivano attraverso le interazioni personali con il suo direttore regionale dal più grande ufficio di Houston.
Ha detto di essersi trovata coinvolta con la clinica “per aiutare le donne e... [fare] la cosa giusta”, e l’idea di rastrellare denaro le sembrava contraria a quella che pensava fosse le missione della organizzazione fondata 93 anni fa.
«Idealmente il mio obiettivo come direttrice della clinica è che il numero di aborti non aumenti» perché «fornisci così tanta pianificazione familiare e informazioni in modo che non ci sia una richiesta di aborti»
«Ma questo non era il loro obiettivo» ha detto.


Di seguito l’intervista rilasciata il 7 novembre da Abby Johnson a Mike Huckabee di FoxNews channel

MIKE HUCKABEE: Bene, lei ha aiutato molte donne ad abortire, ma ora è una forte sostenitrice della causa pro-life e partecipa alle manifestazioni di protesta proprio davanti alla clinica per cui lavorava. Diamo il benvenuto alla ex direttrice di Planned Parenthood, Abby Johnson, da Bryan College Station, Texas. Abby, è davvero bello averla qui.
ABBY JOHNSON: Grazie.
M.H. Abbiamo chiesto a Planned Parenthood di fare una dichiarazione. Abbiamo chiesto loro di essere presenti e raccontare la loro versione della storia. Abbiamo questa dichiarazione che voglio rendere pubblica. Hanno detto: «Planned Parenthood rispetta le credenze di ognuno sulla più personale tra le questioni mediche, e Planned Parenthood rimane completamente impegnata ad assicurare che ogni donna che affronta una gravidanza indesiderata conosca tutte le sue possibilità. Planned Parenthood è impegnata soprattutto sulla prevenzione. In tutta la nazione, più del 90% del servizio sanitario fornito dalle cliniche di Planned Parenthood è di natura preventiva».
Abby, il mio giudizio sulla loro dichiarazione è che loro prevengono qualche cosa. Prevengono la nascita, non le malattie. Non c’è nessuna malattia in una gravidanza. Malattia vuol dire stare male. Non stai male quando hai un bambino.
A.J. No.
M.H. Quando stavada Planned Parenthood, le sembrava che la cosa centrale fosse la cura della salute e la prevenzione della malattia?
A.J. No, è prevenzione, cioè, la maggior parte è prevenzione della gravidanza. Ed è così che sono rimasta coinvolta.
M.H. La prima volta.
A.J. La prima volta.
M.H. Per aiutare la gente a non avere una gravidanza indesiderata.
A.J. Esatto. Questo è proprio il motivo per cui sono rimasta coinvolta. Ma ho scoperto presto che uno dei loro obiettivi era fare denaro. E la maniera per fare denaro è aumentare il numero degli aborti che fanno.
M.H. Lei stava lavorando in realtà, prestando aiuto ed assistenza ad un aborto, e ha visto sul monitor dell’ecografo il processo dell’aborto. Mi dica, che cosa ha visto mentre l’ecografo stava funzionando ed era in corso l’aborto?
A.J. Beh, sono stata chiamata nella stanza per prestare assistenza durante una procedura. Ed era in realtà una procedura abortiva guidata dagli ultrasuoni, che non è comune nei centri di Planned Parenthood perché è una procedura abortiva più lunga, e i centri di Planned Parenthood cercano di fare più procedure possibili, così non ci mettono molto tempo per ogni procedura. Ma per una qualche ragione questo medico aveva deciso di effettuare una procedura guidata dagli ultrasuoni su questa donna in particolare. E così fui chiamata ad aiutare. Il mio compito era tenere la sonda a ultrasuoni sulla pancia di questa donna cosicché il medico potesse vedere l’utero sullo schermo. E quando ho guardato lo schermo ho visto un bambino sullo schermo. La donna era incinta di circa 13 settimane in quel momento. E ho visto un profilo laterale completo. Ho visto dal volto ai piedi sull’ecografo. E ho visto la sonda entrare nell’utero della donna. E in quel momento ho visto il bambino che si muoveva e cercava di andare via dalla sonda.
M.H. Cercava di allontanarsene. O mio Dio.
A.J. Sì, è ho pensato: «Sta lottando per la sua vita», ed ho pensato: «È vita, voglio dire, è vivo».
M.H. Fino a quel momento, Abby, non le era sembrato così a lei che era capace di usare parole come “feto” e “tessuto”, è molto diverso rispetto a quando ha visto la forma riconoscibile di un bambino.
A.J. Era vivo.
M.H. Che cosa ha fatto? Ha detto qualcosa in quel momento al medico?
A.J. No, cioè, la mia mente stava correndo, il mio cuore batteva all’impazzata. E pensavo solo: «Oddio, fa’ che finisca». E poi, improvvisamente, era tutto finito, in un batter d’occhio. E ho visto il bambino letteralmente sbriciolarsi, ed era finito. E allora ho lasciato cadere la sonda a ultrasuoni. E poi ho compreso, «O mio Dio, non sto tenendo la sonda a ultrasuoni», e allora ho messo la sonda a posto. E tante cose mi passavano per la mente, pensavo alla mia figlia che ha tre anni, pensavo alla bella ecografia che ho fatto di lei, pensavo a come era perfetta quell’ecografia quando aveva 12 settimane nell’utero. E pensavo: Che sto facendo, che sto facendo qui? E avevo una mano sulla pancia di questa donna e pensavo: C’era vita qui dentro, ed ora non c’è. E...
M.H. Lei stava letteralmente tenendo la mano al di sopra, al di sopra dalla sua pancia in quel momento.
A.J. Sì.
M.H. Ed ha capito che ciò che c’era sotto la sua mano un momento prima era vita ed era andata via?
A.J. Sì.
M.H. Mio Dio. Per altro, la donna ha visto qualcosa di questo? poteva vedere lo schermo?
A.J. No, era sedata.
M.H. La gente non vede mai che cosa capita a loro.
A.J. No.
M.H. Non posso fare a meno di pensare che se lo vedessero potrebbero correre fuori da queste cliniche.
A.J. Sì, assolutamente. Se quelli che lavorano nella clinica vedessero che cosa stava capitando su quello schermo, correrebbero fuori. Ecco perché l’industria dell’aborto non vuole che vedano. Non vuole che vedano cosa capita davvero durante un aborto. È per questo che Planned Parenthood e tante industrie di aborti non fanno procedure abortive con l’ecografo. Non vogliono che la gente veda che cosa capita davvero nell’utero della donna.
M.H. Penso a cosa lei ha passato. Deve essere uscita quel giorno pensando: Non voglio passare il resto della mia vita a fare carriera qui dentro. Qual è stato il passo successivo? Lei era il direttore esecutivo di quella clinica di Planned Parenthood, e tuttavia non sapeva che cosa succedeva in quelle stanze da quel punto di vista.
A.J. Sì, sono andata a casa quel giorno, e ho preso la decisione quel giorno stesso, e sono andata a casa e ne ho parlato con mio marito. Mio marito è un insegnante, abbiamo una figlia, quindi dipendiamo da due redditi e così abbiamo deciso che sarei tornata a lavorare e che avrei cercato un altro lavoro. Sapevo che avevo due settimane prima che in clinica si facessero altri aborti chirurgici. Così ho avuto due settimane per trovare un altro lavoro. Così andai, la prima settimana fu piuttosto tranquilla. E venne il fine settimana, venne lunedì, ed ero seduta nel mio ufficio e piangevo. Avevo la porta chiusa. E pensavo solamente: Che cosa farò? Che cosa farò? Non voglio stare qui.
M.H. Che cosa ha detto la gente alla clinica quando alla fine ha detto: Me ne vado?
A.J. Beh, nessuno sapeva davvero cosa stava capitando. Non ho potuto parlare a nessuno della clinica perché non sapevano cosa stava succedendo nel mo cuore. Non capivano cosa stava succedendo. Ed ora che lo sanno, Planned Parenthood ha messo un ordine restrittivo su di me ora che sanno che lavoro con il movimento pro-life.
M.H. Spero che quelli di Planned Parenthood mettano un ordine restrittivo su se stessi e smettano di effettuare le terribili procedure che fanno tutti i giorni. Abby Johnson, grazie. Ha avuto molto coraggio a condividere la sua storia. E la ringrazio tanto, e spero che sia un grande avvertimento sul fatto che non possiamo ascoltare solo le parole. Dobbiamo capire le azioni che ci stanno dietro.
A.J. È vero.
M.H. Grazie. Dio la benedica. Che storia meravigliosa.
A.J. Grazie, grazie.
M.H. Abby Johnson.



http://www.foxnews.com/story/0,2933,571215,00.html
http://www.zimbio.com/Abby+Johnson/articles/4fUup7RQBBn

Ho lasciato che quel macellaio la facesse a pezzi

2009-10-27

Questo post è su un tragico — e ipocrita — rituale che si consuma in alcune ‘cliniche’ abortiste. È accennato anche in questo post, ma i dettagli superano ogni immaginazione.
Per il contenuto esplicito la lettura e la visione sono sconsigliate alle persone impressionabili.



Il medico abortista di Wichita George Tiller offre un servizio di commemorazione nell’edificio dove esegue aborti a nascita parziale. La mamma ed il papà delle immagini qui sotto hanno dato a Tiller alcune migliaia di dollari per uccidere Tess, la loro bambina. Una pro-life che li aveva incontrati all’ingresso della clinica per aborti non è riuscita nel suo sforzo di dissuadere la madre da entrare, ma è riuscita a dare il suo indirizzo alla mamma. In seguito, la mamma e la pro-life hanno avuto una corrispondenza e sono diventate amiche. In questo modo la comunità pro-life ha avuto queste foto. Noi di KGOV.com abbiamo deciso di condividere con i nostri ascoltatori il dolore della madre e la prova fotografica della depravazione dei medici abortisti, nella speranza di promuovere la nostra battaglia contro l’uccisione legalizzata dei bambini.




La piccola Tess, avvolta nel vestitino, con una bella rosa, un orsacchiotto ed un immagine di Gesù, tutti strumenti per alleviare la coscienza dei genitori che hanno appena ucciso la loro irripetibile e cara figlia.



La lettera della madre:
Cara Sharyn,
Grazie per l’ascolto. Ecco le immagini di Tess. Mi sento così male per i sorrisi sul mio volto in alcune foto. Ero sotto shock, non sono per niente felice. Per me Tess era bella perché era mia figlia. Ho lasciato stare le foto in un certo senso nude perché sono molto vivide e mi vergogno anche di aver permesso a qualcuno di farle quei terribili segni sul corpo. Che tipo di madre sono? Ho lasciato che quel macellaio la facesse a pezzi. Avrei dovuto proteggerla. Ora tutto ciò che sento è la sua mancanza.
Grazie ancora,
                            *****


Noi di KGOV.com, Bob, Doug e lo staff, siamo molto grati che la mamma si sia pentita del suo crimine terribile. Ora preghiamo affinché il padre si penta e che entrambi chiedano a Gesù Cristo di perdonare i loro peccati.
Nell’immagine a lato, il papà della bambina le sta dando un orsacchiotto, forse perché ci giochi nell’inceneritore di George Tiller, che egli usa per disfarsi a poco prezzo dei corpi. La bocca e il naso di Tess sono contorti. I “pro-choice” appoggiano questo tipo di aborto a nascita parziale. George Tiller ha usato un forcipe per tirare le gambe di Tess attraverso il canale del parto e poi ha fatto uscire il suo petto, ma si è fermato appena prima che uscisse la testa. Si è fermato a questo punto per prima ucciderla e poi farla uscire del tutto. Perché? Secondo una sentenza della Corte Suprema degli USA, la può uccidere impunemente finché la sua testa è ancora dentro la madre, ma qualche centimetro ancora e si espone al crimine di omicidio. Mentre la testa di Tess era ancora dentro e Tess stava muovendo le sue braccia e le sue gambe, Tiller ha perforato la sua nuca con uno strumento acuminato ed ha inserito un aspiratore per risucchiarle le cervella. Ora che è morta, lui fa collassare il suo cranio, e solo a questo punto la rimuove dalla protezione del grembo di sua madre.
La bambina è stata uccisa perché aveva la fibrosi cistica. Tess ha ora una sorella, nata all’inizio del 2000, ed essa pure ha la fibrosi cistica, ma questa cara sorellina è stata risparmiata e non giustiziata per il crimine di essere ammalata.






http://kgov.com/gallery/abortion/wichita-memorial/memorial.html

Diedi a mio figlio il bacio d’addio

2009-10-11

Un’altra testimonianza di un uomo ferito dall’aborto.

Nell’ottobre del 2006 scoprii che stavo per diventare padre. La mia ragazza, che stava con me da sei mesi, era incinta di nostro figlio. Nessuno di noi aveva pianificato questa gravidanza, e neanche parlato di questa possibilità. Questo sarebbe diventato il mio più grande rimpianto. Come quando dissi che non ero pronto per avere un figlio. Lei mi disse che non poteva proseguire la gravidanza e doveva abortire. Andò dallo staff infermieristico del Boston College una settimana o due dopo avere scoperto di essere incinta. L’infermiera del BC le disse che avrebbe fatto meglio ad abortire, e le disse dove avrebbe potuto farlo. Allora non vi diedi troppa importanza perché volevo che lei rimanesse calma e tranquilla.
La portai a un centro di aiuto alla gravidanza di Boston quando era incinta di 5 settimane, così che potesse considerare le scelte disponibili oltre a quella di abortire. La donna del centro fissò un appuntamento per farle un’ecografia così che potesse vedere il bambino. Andammo per la sua prima ecografia quando era incinta di 5 settimane. Non riuscimmo a vedere molto a questo punto, ma vedemmo il battito cardiaco di nostro figlio. Il tecnico ecografo disse che era ancora troppo presto per vedere il nostro bambino, e di tornare dopo due settimane e mezzo – tre settimane. Tornammo dopo tre settimane per un’altra ecografia e fu allora che vedemmo il nostro bambino. Nostro figlio era ad 8 settimane di gravidanza ed aveva le dita nelle mani e nei piedi, occhi, ogni cosa. Vidi ed udii il battito del cuore di mio figlio e piansi. Fu un’esperienza sconvolgente e bella per me, finché lei non mi guardò e mi disse: “Per cosa piangi? anche i vermi hanno il battito cardiaco”. Sua sorella si era offerta di darle 500 dollari per pagarle l’aborto. Insisteva che avrebbe abortito, e che pensava di farlo nel fine settimana, e ruppe con me appena prima.
Chiamai la clinica per aborti e chiesi quali fossero i miei diritti; mi dissero: “Non ne ha”. Poi chiesi loro: “Che cosa ne fate dei bambini abortiti? Voglio seppellire il mio bambino”. Mi dissero che non era un bambino, era un feto, di non chiamare mai più o avrebbero avvisato la polizia. Le mie mani erano legate. Io, come padre, non avevo nessun diritto legale di proteggere il mio bambino da una morte procurata da un “medico”. Chiamai chiunque mi venne in mente per vedere quali fossero i miei diritti ed ottenni la stessa risposta: “niente”.
La settimana prima che mio figlio fosse abortito provai ad andare un’altra volta dalla madre di mio figlio per chiederle di non farlo. Ma lei era irremovibile sul fatto che avrebbe abortito, e mi disse di andarmene. E allora le chiesi se potevo fare un’ultima cosa prima di andarmene, lei mi disse che andava bene. Allora mi misi in ginocchio e baciai la pancia della madre di mio figlio e dissi: “Ti amo, e papà ti vedrà in Cielo”. Presi le immagini dell’ecografia e me ne andai.
Il giorno in cui mio figlio fu abortito fu un giorno molto doloroso per me. Fui informato che mio figlio era stato abortito nel pomeriggio del 2 dicembre 2006. Fu l’esperienza più dolorosa che io abbia mai vissuto. La relazione con la donna che pensavo avrei sposato finì e persi il mio primo figlio. Non volevo andare avanti, provavo troppo dolore. Non mangiavo, non dormivo. Avevo incubi del mio figlio che veniva abortito. Il giorno dopo quello in cui fu abortito mio figlio andai a trovare il mio pastore ed egli mi suggerì di fare una commemorazione per il mio figlio non nato. Accettai il suo consiglio, e ne feci una la domenica seguente nella sua chiesa. Feci venire i miei genitori ed alcuni amici. Fu una cerimonia breve ma molto dolorosa. Non pensavo che mio figlio avrebbe incontrato Dio prima di me.
Dopo quel giorno le cose furono ancora molto dolorose. Non riuscivo ancora a dormire o a mangiare, e pensieri suicidi riempivano la mia testa ogni ora che ero sveglio. Frequentavo corsi biblici e corsi biblici sul post-aborto più che potevo. Quelle erano le uniche persone che capivano. Ci sono stati momenti in cui non ricevevo sostegno nemmeno in chiesa. A un uomo non si permette davvero di essere in lutto per la perdita del suo figlio non nato. Mi dissero cose come: “Tuo figlio non era neanche nato, e quindi passaci sopra”, “Non era ancora un bambino”, e c’erano perfino persone che dicevano: “Tuo figlio meritava di morire”. Nessuna di queste cose mi aiutò a guarire e mi misero solo ulteriormente in una condizione di depressione.
Quell’inverno mi invitarono alla marcia di Right to Life a Concord nel New Hampshire. Pensavo che avrebbe potuto farmi bene, così andai. Incontrai un uomo che gestiva un centro di aiuto alla gravidanza a New York. Dopo aver parlato con lui per un po’, egli mi invitò a New York per l’estate. Decisi di andare a fare un tentativo.
Il 12 luglio 2007, il giorno in cui mio figlio sarebbe dovuto nascere, andai a New York per servire Dio ed aiutare uomini e donne in situazioni come quella in cui ero io. Mentre ero lì ho prestato assistenza a circa 500 uomini e donne e, attraverso Dio, ho salvato almeno 100 vite dall’aborto. Ho continuato a fare questo lavoro a Manchester nel New Hampshire facendo assistenza per la strada, nei centri, ho coordinato “40 giorni per la vita” nel New Hampshire, e ho cominciato a parlare in diverse chiese ed eventi, parlando della mia esperienza e di come l’aborto colpisca gli uomini. Mi sono recentemente spostato in Florida dove sto facendo lo stesso lavoro. Anche se non sono mai riuscito ad incontrare mio figlio, il mio bambino mi manca ogni giorno. So che mio figlio ora è tra le braccia di Gesù ed io lo incontrerò e lo abbraccerò in Cielo.

testimonianza di Theo Purington

http://www.prolifeunity.com/index.php/site/theopurington

Un memoriale per le vittime dell’aborto

2009-09-15

Ho trovato questo post su un blog americano e con il permesso dell’autore ve ne propongo la traduzione.

Museo e Memoriale dell’Olocausto Americano?
John Francis Borra


Disarmanti parole di benvenuto,
Auschwitz


Disarmanti parole di benvenuto
, Wichita
[per chi non conosce l’inglese: il cartello dice “Salute delle donne”;
si tratta della famigerata clinica di Wichita del dottor Tiller,
dove venivano effettuati aborti a nascita parziale
, ndT]



Avvertimento nel recinto perimetrale, Auschwitz



Avvertimenti nel recinto perimetrale,
Wichita



Madri e figli mentre entrano nell'edificio di sterminio, Auschwitz


Madri e figli mentre entrano nell'edificio di sterminio,
Wichita



Crematorio dell’epoca nazista, Auschwitz



Crematorio dell’epoca abortista, Wichita


Non molto tempo dopo l’uccisione di George Tiller mi è capitato di pensare che i suoi eredi potrebbero avere difficoltà a disfarsi delle proprietà del defunto abortista. Chi davvero vorrebbe le proprietà e gli edifici usati per massacrare decine di migliaia di esseri umani? Come sostenitore pro-life ed ex designer di esposizioni museali, io le vorrei. Perché l'uso più appropriato di una tale proprietà è un memoriale educativo alle vittime dell’aborto. Se il campo di sterminio di Auschwitz può essere riabilitato, perché non la fabbrica di aborti di Wichita?
Lo possiamo chiamare il Memoriale e Museo dell'Olocausto Americano.
Nonostante tutte le differenze, Auschwitz e Wichita hanno qualcosa in comune: orrendi edifici nei quali membri di popolazioni private di diritti venivano processati, uccisi ed incineriti. Ma, ancor di più, entrambi i luoghi illustrano i metodi in comune e la follia dei nazisti di ieri e degli abortisti di oggi...
Per proteggersi dalle reazioni della gente, i nazisti cercarono di nascondere le prove del genocidio dietro il filo spinato dei campi di sterminio; i sostenitori dell’aborto che sanno quanto sia importante l’immagine si scatenano quando vengono mostrate fotografie di bambini vicini al parto senza visceri, smembrati. I nazisti disumanizzavano le loro vittime, negando loro lo status legale di persona e chiamandoli parassiti; i sostenitori dell’aborto rifiutando di riconoscere lo status di persona di un nascituro e li chiamano prodotti del concepimento. I nazisti usavano il termine antisettico soluzione finale per il massacro degli Ebrei; i sostenitori dell’aborto usano libertà riproduttiva, pianificazione familiare, cura della salute delle donne, scelta ed altri termini innocui – positivi invero – per il massacro dei bambini.
Proprio come le visite ai terrificanti edifici di Auschwitz ora hanno gettato luce sulla realtà dell’epoca nazista in Germania, così le visite alla sconvolgente fabbrica di aborti di Wichita getterebbero luce sulla realtà dell’era abortista in America.
E non c'è bisogno più impellente che insegnare alla nostra gente, specialmente alla nostra gioventù, la terribile verità dell'olocausto americano [e purtroppo non solo americano, ndT].

Le foto sono di Stuart Bensch (http://dr-tiller.com) e Cheryl Sullenger (http://www.operationrescue.org)

The American Holocaust Memorial & Museum? dal blog Veritatis: The Cartoon


«Era grande così e non me lo dimenticherò mai»

2009-09-09

Un’altra esperienza drammatica di aborto chimico, e consumatasi per di più violando la tanto osannata 194. Ma questi aborti de facto clandestini evidentemente non scandalizzano più di tanto...



Adesso il mio incubo si chiama Ru486

Da sempre favorevole all’aborto, oggi Mara racconta il suo dramma. «Perché è ora che si indaghi su quello che succede negli ospedali»

«Me l’hanno dipinta come una pillola magica come per non lasciarmi alternative, così l’ho presa. Dopo cinque minuti mi hanno mandato a casa e li è iniziato il calvario». Mara (il nome è di fantasia) ha abortito utilizzando la pillola Ru486 due anni fa, quando ne aveva 26. Oggi che di aborto farmacologico si è ricominciato a parlare, dopo che l’Agenzia italiana per il farmaco ha approvato la commercializzazione della pillola, Mara scopre che quello che le è capitato non è un caso, che altre donne hanno sofferto come lei e che nel mondo si contano 29 decessi seguiti all’assunzione della pillola. «Perché nessuno ne parla? Perché dicono di agire per il bene delle donne e ti spiegano che sentirai solo dei dolorini? Forse qualcuno ci guadagna qualcosa?», si chiede oggi questa donna che si dice a favore della libera scelta delle donne in tema di aborto. Quasi avida di sapere tutto ciò che riguarda il “farmaco incubo” (così lo hanno chiamato in Cina dopo averlo ritirato dal mercato perché troppo pericoloso), Mara accetta di raccontare la sua storia a Tempi perché «spero che si faccia un’indagine su quello che fanno negli ospedali». «Per abortire mi sono rivolta al Centro salute donna di Piacenza, lì lavora la dottoressa che mi ha proposto la Ru486. Durante il colloquio la possibilità dell’aborto chirurgico è stata appena accennata. Il medico diceva che era un metodo invasivo e che si corrono seri rischi d’infezione, mentre con la pillola sarebbe stato tutto più semplice e sicuro, al massimo avrei sentito dei fastidi». Che le cose non stavano proprio così Mara avrebbe dovuto scoprirlo sulla sua pelle...

Ho perso mio figlio nel water di casa

2009-09-07

Negli ultimi tempi la kill pill RU486 è stata presentata come l’alternativa indolore, o comunque meno invasiva, all’aborto chirurgico. Ed è anche stato detto che il suo utilizzo rispetta la vigente legge 194/78 sull’aborto.
Vi propongo due articoli che dimostrano quanto sia vero l’esatto contrario delle suddette affermazioni.


Così la pillola abortiva uccide anche le mamme
Massimo Pandolfi

«L’ultima emergenza è capitata proprio qualche giorno fa. Mi hanno telefonato in piena notte, c’era una donna che per la quarta volta in sette anni aveva cercato il suicidio. Anni fa, dopo essersi procurata in Svizzera i farmaci, aveva abortito con la Ru486. L’abbiamo salvata anche stavolta; ma è dura, mi creda». Cinzia Baccaglini, 38 anni, ravennate, vicepresidente regionale del Movimento per la Vita, è una psicoterapeuta che gni giorno riceve donne alle prese con la cosidetta ‘sindrome post-abortiva’. «Prima o poi — spiega — ci cascano praticamente tutte». La sua è una testimonianza forte, se volete di parte, ma di certo vissuta sulla sua pelle, attraverso tante esperienze quotidiane...





Ru486. Firmi qui, e vada pure a casa ad abortire

Benedetta Frigerio
«Non è contro la 194». «Non si preoccupi». «Non fa male». Ecco come negli ospedali si risponde a chi chiede di utilizzare la “kill pill.
Il 30 luglio scorso l’Agenzia italiana per il farmaco (Aifa) ha approvato la commercializzazione della pillola Ru486, che induce l’aborto senza bisogno di interventi chirurgici. Il farmaco è al centro della polemica tra chi ne vuole la distribuzione nel paese e chi denuncia la sua pericolosità (la letteratura scientifica attesta ventinove casi di morte). L’espulsione del feto dall’utero materno avviene tra il terzo e il quarto giorno dall’assunzione, ma in data impossibile da stabilire, rendendo così complessa l’assistenza della paziente. Nel 2005 il ginecologo radicale Silvio Viale ha ottenuto il permesso di sperimentare la pillola presso l’ospedale Sant’Anna di Torino a condizione che le donne rimanessero ricoverate per un periodo minimo di tre giorni nel rispetto della legge 194 sull’interruzione di gravidanza, che richiede che l’aborto avvenga all’interno della struttura ospedaliera. Nello stesso periodo sono state avviate sperimentazioni anche in Liguria, Toscana, Emilia Romagna e, nel 2006, in Puglia. Il progetto torinese è stato poi interrotto l’anno successivo in seguito a un’indagine della magistratura, insospettita dai troppi aborti avvenuti fuori dall’ospedale (le donne possono chiedere le dimissioni volontarie, ma il medico è tenuto a convincere i pazienti a rimanere in ospedale finché richiesto dal protocollo clinico). In questi anni le sperimentazioni avviate in diversi ospedali sono continuate, diventando prassi regolare di cui, però, poco si conosce. Per questo motivo e in seguito alla decisione dell’Aifa, il capogruppo Pdl Maurizio Gasparri ha chiesto al Senato di avviare un’indagine conoscitiva sulla Ru486.
Tempi, così come farebbe una donna incinta alle prime settimane di gravidanza, ha chiesto informazioni telefoniche a medici, personale ospedaliero e consultori che utilizzano o hanno utilizzato la Ru486. Ecco i resoconti dei dialoghi.

Ospedale Santa Maria di Borgotaro
Volevo sapere come funziona la Ru486.
Viene qui, le do la prima pillola e torna a casa, il terzo giorno ritorna per prendere la seconda pastiglia, poi torna di nuovo a casa e viene in ospedale quattordici giorni dopo per un esame di controllo.
Se abortisco a casa violo la legge 194? Delle persone fidate mi dicono che l’aborto farmacologico è doloroso.
Sa cosa bisognerebbe dire alle amiche? F.c.t. che vuol dire: fatti i cazzi tuoi. Lasci perdere i consigli delle amiche e venga qui che ci penso io...

Perché tanta paura della realtà e della verità?

2009-08-31

Lo Stato dell'Oklahoma ha abrogato con una sentenza di tribunale la legge che obbliga i medici a sottoporre le donne incinte che chiedono di abortire ad un ecografia ventiquattro ore prima dell'intervento.

Vi invito a leggere al riguardo questo post del blog Notizie pro-life: Il bambino invisibile per legge...

E sempre riguardo alla negazione della realtà, segnalo questo articolo di Carlo Bellieni: Il negazionismo prenatale, riflesso di una società che ha paura.

I nostri sono i tempi in cui sta giungendo a compimento la profezia di G.K. Chesterton: La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. È una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. È una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l'incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.

Vita porta vita, morte porta morte

2009-08-18

Quando nel 1978 in Italia fu legalizzato l’aborto, il battage degli abortisti fu imperniato massimamente sulla mortalità per aborti clandestini (le cui cifre furono gonfiate ogni oltre vergogna, andando a superare l'intera mortalità delle donne in età feconda), non osandosi in genere ai quei tempi parlare dell’aborto come di un diritto insindacabile, anche se de facto, così la legge lo introduce fino al terzo mese.
Ma davvero legalizzare l’aborto giova alla salute delle donne? Persino la grande multinazionale dell'aborto, Planned Parenthood, deve ammettere che le cose non stanno proprio così.
Quiz: qual è il paese al mondo con in assoluto il minor tasso di mortalità materna? in esso l
’aborto è legale o no? La risposta nell'articolo di SviPop.


LA MORTALITA' MATERNA CRESCE DOVE L'ABORTO E' LIBERO
di Aracely Ornelas

La più grande organizzazione abortista mondiale, la International Planned Parenthood Federation (IPPF) ha ammesso recentemente che c’è un’allarmante “impennata” di mortalità materna in Sud Africa, smentendo il ritornello abortista secondo cui leggi liberali sull’aborto fanno diminuire la mortalità materna. Tra il 2005 e il 2007 in Sud Africa c’è stato un aumento di morti materne del 20%, malgrado dal 1996 questo paese abbia una legge sull’aborto tra le più permissive del Continente africano.

Se la maggior parte delle morti è attribuibile all’infezione da HIV/AIDS, l’IPPF ammette che una porzione rilevanti di decessi “è dovuta a complicazioni dell’aborto”, in un paese in cui la procedura è legale e ampiamente disponibile…

Dall’amore alla morte

2009-07-24

Tempo fa mi sono imbattuto in due articoli su argomenti molto diversi fra loro. Poi un lampo, riguardo gli articoli e mi accorgo di una strana coincidenza. Ma era una coincidenza?
Temo di no. È difficile per un essere umano vivere alla stregua degli animali, ma è ciò che vogliono quelli che riducono la sessualità a mera genitalità e pensano che l’eduazione sessuale consista nello spiegare il funzionamento dell’apparato genitale e dei metodi contraccettivi.
Per quanto questa venga spacciata come battaglia di “libertà”, l'effetto è l’esatto contrario, ovvero rendere le persone schiave dei propri istinti ed incapaci di dar loro un significato più alto...


Articolo 1 (16 febbraio 2001)


Le autorità sanitarie danno il via alla distribuzione gratuita in dieci farmacie
Galles, pillola del giorno dopo per le dodicenni

Le autorità sanitarie danno il via alla distribuzione gratuita in dieci farmacie Galles, pillola del giorno dopo per le dodicenni LONDRA - La pillola del giorno dopo distribuita gratis a bambine al di sotto dei 12 anni. Succede a Bridgend, cittadina del sud del Galles che detiene il primato europeo di gravidanze e aborti di minorenni. Qui dieci farmacie hanno iniziato a distribuire gratuitamente e senza il consenso dei genitori la pillola del giorno dopo a ragazzine minori di 12 anni. «Il provvedimento - ha spiegato al quotidiano The Independent Hugh Thomas, responsabile della sanità di Bridgend e promotore del progetto - è stato preso al fine di abbassare il numero di gravidanze e aborti tra i teenager». Non è stato fissato alcun limite di età, come impone invece la legislazione nazionale che prevede un minimo di 16 anni. Né alcuna autorizzazione particolare: il farmacista è tenuto solo a verificare che la ragazzina sappia a cosa serve il prodotto che sta richiedendo. Con l' abbassamento progressivo dell' età della pubertà - dicono i medici - è possibile che anche bambine di nove o dieci anni possano essere coinvolte. La dottoressa Rosemary Fox dice: «Non c' è nessuna prova che queste pillole siano dannose per le ragazzine, né che la loro disponibilità possa aumentare il "sesso facile" tra i teenager». La Gran Bretagna ha il più alto tasso di gravidanze di minori d' Europa: il doppio di quello tedesco, sei volte quello olandese. In Galles, il 44% delle ragazze incinte sotto i 16 anni ricorre all' aborto. Dall' Italia, il ginecologo Alessandro Di Gregorio, torinese, tra i pionieri dell' inseminazione artificiale, si dice d' accordo con la scelta dei medici di Bridgend. «È una decisione giusta - afferma Di Gregorio -. Se si vogliono risolvere certi problemi, bisogna affrontarli con provvedimenti che, a prima vista, sembrano contrari al senso comune. Se si tratta di una ragazzina che è già sviluppata, la pillola del giorno dopo non crea alcun problema al suo fisico, perché oggi la concentrazione di ormoni presenti in tali farmaci è molto più bassa che in passato». «Al contrario - continua Di Gregorio - un aborto in età così giovane potrebbe pregiudicare la fertilità futura della ragazza».


Articolo 2 (19 giugno 2008)

Galles, in diciotto mesi 22 ragazzi tra i 15 e i 27 anni si sono impiccati
E molti erano in contatto fra loro attraverso i social network

Bridgend, il paese del mistero
dove i giovani muoiono suicidi

La polizia nega un collegamento tra i vari episodi. "E' un meccanismo"
di MARCO GRASSO


BRIDGEND (Galles) - Questo paese di 40mila abitanti non si distingue da tanti altri posti nel Galles. Poco sole, tanta pioggia, il tempo che sembra non passare mai. Il suo nome era sconosciuto ai più fino a quel terribile giorno del gennaio 2007. Da allora, da quando il primo ragazzo si è tolto la vita, il nome di Bridgend evoca un male oscuro. Qualcuno l'ha soprannominata "Death Town", la città dei morti.

In diciotto mesi, ventidue ragazzi tra i 15 e i 27 anni si sono tolti la vita. Uno dietro l'altro. Tutti impiccati. Legati da un filo oscuro che, oggi si dice, forse hanno voluto vedere solo i media. Molti di loro si conoscevano. Erano in contatto attraverso i social network, come Bebo o Facebook. Per questo in un primo momento, sono stati in molti, polizia compresa, a credere che ci fosse sotto qualcosa.

"Si sono dati appuntamento", si diceva, "hanno stipulato un patto segreto via internet", forse in cerca di una macabra celebrità. Ma quando i riscontri non sono arrivati, si è cominciato a puntare il dito sui giornali, che avrebbero montato il caso e creato un fenomeno di emulazione. Una popolarità testimoniata anche da una definizione ad hoc su Wikipedia, "i suicidi di Bridgend". Oggi, le forze dell'ordine e le famiglie chiedono di smetterla con questa storia: non c'è nulla dietro, "lasciate al nostro dolore noi e la nostra comunità".

Sono così tanti che anche i quotidiani hanno perso il conto. Ventuno secondo alcuni, ventitré secondo altri. Le cifre sono falsate appunto dalla ricostruzione - dalla costruzione - del fenomeno. Molti non hanno tenuto conto, per esempio, dell'unico ragazzo che non era amico né parente di nessuno degli altri, Anthony Martin, 19 anni, impiccatosi nella sua camera da letto nell'aprile del 2007.

Al numero massimo si arriva se si considera tutta la contea, 130mila abitanti in tutto per un raggio di 15 miglia. O se si esce di un minimo dall'età, come nel caso di Carwyn Jones, barista di 28 anni, nella vicina città di Bettws. Lo hanno trovato lunedì scorso, appeso a un albero. Alla vigilia del funerale del suo amico Neil Owen, 26, che aveva fatto la stessa fine pochi giorni prima. Entrambi erano cresciuti nella stessa via, insieme a Sean Rees, 19, morto appena otto settimane prima.

Una commissione ha cercato di appurare se i media abbiano compiuto degli abusi, ma la conclusione è stata negativa, forse autoassolutoria. Ci si chiedeva se, inseguendo una notizia che forse non c'era, non fosse stato creato un fenomeno conosciuto fin dall'Ottocento come "Effetto Werther", in riferimento al romanzo di Goethe, cui seguì un grande numero di suicidi tra i giovani europei.

Nel 1844, Amariah Brigham, fondatore della rivista "American Journal of Insanity", scriveva: "Che i suicidi siano pericolosamente frequenti nel nostro paese è evidente. Come misura di prevenzione, suggeriamo alle testate di non pubblicare i dettagli di tali avvenimenti. Non c'è nulla di scientificamente meglio dimostrato del fatto che il suicidio è spesso portato a compimento per effetto dell'imitazione. Un semplice paragrafo di cronaca giornalistica può suggerire il gesto a una ventina di persone".

Ai giornalisti che passano da quelle parti, tutti sembrano fare la stessa domanda: cosa cercate ancora qui? Tutti si conoscono nei piccoli paesi. La maggior parte dei giovani partecipa ai social network. Il tasso di suicidi giovanili del Galles è molto più alto della media del Regno Unito. E a Bridgend, una piccola comunità che come tante altre ha affrontato la chiusura delle miniere negli anni Ottanta come un dramma collettivo, questo numero è più alto ancora della media del Galles: 43 su 100mila ogni anno (a fronte del 19,3, dato gallese del 2006).

La risposta che si trova è forse ancora più spaventosa. La sussurra una diciassettenne, abbassando gli occhi, ma senza sembrare troppo turbata dalle sue parole: "Secondo me si sono ammazzati perché qui non c'è niente da fare".

Io, Brandi Lozier, sopravvissuta all’aborto

2009-07-19

Salve, mi chiamo Brandi Lozier. Ho 25 anni e sono una vera sopravvissuta all’aborto. Sono stata bruciata viva nell’utero di mia madre a 4 mesi e mezzo di gestazione con un aborto salino. La chiara intenzione era di uccidermi! Per Grazia di Dio sono sopravvissuta all’aborto. Mia zia mi ha tirata su. Sono qui per essere la voce per quelli che non avranno MAI una possibilità di scelta.
Dei bambini non ancora nati, come ero io, dicono che non abbiamo “ALCUN DIRITTO” e “NESSUNA SCELTA”, il che è SBAGLIATO!
Quando parli con me, stai parlando al volto della “scelta”!
Sono viva, e quindi sono la REALTÀ dell’aborto. L’aborto non può essere ignorato e/o “falsamente giustificato”. Comunque NON SI PUÒ negarlo, e non è mai davvero giustificato!
Quando avevo 15 anni mia zia, che mi ha allevato, è morta e sono andata a vivere con mia madre. Mia madre non mi accettava e non mi ama neanche adesso. Mio padre è un alcolista violento ed è tossicodipendente. Divorziò da mia mamma quando ero giovane e non ha fatto parte della mia vita. Ho sentimenti contrastanti verso i miei genitori e mi sforzo di onorarli come Dio mi comanda di fare.
Nel 2003, quando avevo 19 anni, sono stata stuprata due volte dallo stesso uomo, e sono rimasta incinta. Pagò perché mi facessero abortire e, purtroppo, non l’ho fermato. È stato un aborto illegale eseguito nella Louisiana, mio stato natale, dove gli aborti sono regolamentati strettamente. Pertanto conosco e comprendo molto bene entrambi i lati della questione aborto, e capisco i limiti di ciò che la legge può fare. So che l’amore è più forte e più importante della legge.
Sono impegnata nelle attività pro-life da quando sono adulta e impiegherò la mia vita per amore dei bambini non ancora nati, senza esitazione.
I bambini uccisi dagli aborti salini vengono bruciati vivi, dentro e fuori, e buttati nella spazzatura. Alcuni nascono vivi e vengono lasciati morire. Questo è ciò che DOVEVA capitare a me, ma Dio aveva altri progetti.


http://www.kcfl.net/kcfl/doc/LPPPA/brandi-lozier.pdf