Il Quarto Reich è tra noi / come si azzera la talassemia

2009-06-29

Passeggiando nel forum del Dono mi sono imbattuto in un tema scritto da un ragazzo talassemico ed inviato dalla sua insegnante a Famiglia Cristiana. Forse non si può pretendere da tutti la stessa vitalità e la stessa forza nonostante la sofferenza, ma resta una bella testimonianza.
Poco oltre si parlava di un sito che affronta il tema della “prevenzione” della talassemia, e fra breve capirete il perché delle virgolette. Eccovi alcuni brani:
Più recentemente gli studi genetico-molecolari e più precisamente quelli sul DNA dei geni globinici, associati con la messa a punto di nuove tecniche per il prelievo del materiale genetico del feto (i villi coriali), hanno aperto una seconda via di prevenzione dell’anemia mediterranea: quella della diagnosi genetica precoce della malattia nel feto (diagnosi prenatale) e dell’interruzione della gravidanza se il bambino risulta ammalato.
Oggi esistono dunque due diversi metodi per evitare la nascita di malati di anemia mediterranea:
1. la prevenzione pre-matrimoniale che si realizza identificando precocemente e cioè fin dall’adolescenza i portatori sani di beta microcitemia (e cioè la varietà di microcitemia che causa la malattia) ed informandoli esattamente dei rischi del matrimonio fra due beta microcitemici e dei mezzi per evitare questi rischi;
2. la prevenzione post-matrimoniale che si attua prima o subito dopo il concepimento di un figlio da parte di una coppia microcitemica e che consiste nell’applicazione della diagnosi prenatale nelle prime settimane di gravidanza e nell’eventuale aborto se il feto risulta ammalato.
Attenzione: all'estensore della pagina è scappato un “bambino” ma poi si è corretto con un asettico “feto”. Dunque, se il bambino è ammalato lo si fa fuori. Ma allora perché non estendere questo tipo di prevenzione a tutte le malattie e a tutte le età? Se ne avrebbero importanti benefici, come scopriremo tra poco.
Complessivamente attraverso queste vastissime indagini popolazionistiche sono state identificate fino ad oggi nel Lazio 916 coppie a rischio ed interrotte 143 gravidanze con feti omozigoti.
Ovvero 143 bambini ammalati sono stati fatti fuori grazie alle tecniche mediche: se non è progresso questo... e ancora:
Dal 1992 al 1998 non è più nato nel Lazio nessun malato di anemia mediterranea. Nel 1999 ne sono nati due, ma per cause indipendenti dal piano di prevenzione. Nel corso degli ultimi 25 anni ne sarebbero nati, in assenza degli interventi di prevenzione, più di 200.
Il dato evidenzia chiaramente gli enormi benefici che il piano di prevenzione ha arrecato non solo a livello medico, morale e sociale alla popolazione del Lazio, ma anche a livello economico-finanziario.
Il grassetto è nell’originale. Sono fieri questi signori del loro operato. Purtroppo due bambini sono nati, in barba alle loro strategie “preventive” ma l’azzeramento della malattia è riuscito quasi completamente. L’eventuale aborto allora – visto che dove questo metodo “preventivo” è stato proposto è sempre stato effettuato – non è poi tanto eventuale, ma indispensabile, certo, irrinunciabile. E oltretutto questo aborto “terapeutico” non è la extrema ratio ma la possibilità più frequente: nel 70% (143 su 200) dei casi la “prevenzione” avviene con l’eliminazione del malato. Prodigi della medicina odierna!
Naturalmente per questi medici, oltre alla disumanità di questa tecnica “preventiva”, non esistono le pesanti ricadute psicologiche sulla madre, sulla famiglia, sui figli superstiti che si accorgono che se fossero stati malati sarebbero stati fatti fuori. E l’aborto viene spesso effettuato in seguito a fortissime pressioni da parte dei medici ed i genitori che decidono di non sopprimere il figlio vengono etichettati come pazzi ed egoisti.
E per concludere, in questa pagina web che avrebbe fatto inorridire Ippocrate, viene allegata una tabella che rende bene il raggiungimento dell’“azzeramento” delle nascite di bambini malati:

Azzeramento della Talassemia

Domande: da quando comincia questa (va riconosciuto) efficace opera di "prevenzione"? E da quando è entrata in vigore la legge 194? C'è un nesso tra le due cose? Ma la legge 194 non ci avevano detto che era per combattere l'aborto clandestino e salvaguardare la salute della donna? Come mai i partiti che l'hanno votata non si sono mai lamentati di queste conseguenze eugenetiche?

E concludo citandovi uno scritto di qualche decennio fa.
Un bambino idiota costa quanto quattro o cinque bambini sani. Il costo per otto anni di istruzione normale è di circa 1000 marchi. L’istruzione di un sordomuto costa circa 20.000 marchi. In tutto il Reich tedesco spende circa 1,2 miliardi di marchi ogni anno per la cura ed il mantenimento di cittadini con malattie genetiche.
Era il 1937 e, a differenza di oggi, lo sterminio dei malati era adombrato ma non era mai esplicitato pubblicamente. Alle famiglie dei bambini uccisi veniva detto che erano morti di polmonite e le uccisioni avvenivano all'interno di “cliniche” inaccessibili. Oggi lo sterminio avviene alla luce del sole e viene fatto passare per “prevenzione”, “terapia”. Goebbels al confronto era un dilettante.
Il Quarto Reich è tra noi. Anzi, peggio, è entrato dentro di noi.

Der Fierte Reich?

Quello che non mi dissero

2009-06-01

Scrivo oggi quanto segue perché rimpiango di avere tolto la vita a mio figlio Ryan John attraverso l’aborto legale nel mese di novembre 1983.
Quando il medico della clinica Minneapolis Public Health mi disse che ero incinta cominciai a piangere. Lei mi disse: “Non è una bella notizia?” – le dissi: “No, non sono sposata”. Il suo unico consiglio fu: “C’è una clinica per aborti proprio in fondo alla strada, perché non telefona loro?”
Andai a casa e dissi al mio ragazzo che ero incinta. Pensammo e ripensammo alla decisione ma prima che lui mi dicesse che non era pronto ad essere padre, sentivo che non mi avrebbe aiutato se avessi tenuto il bambino. Avevo paura di fare la ragazza madre. Presi l’appuntamento e lui venne con me.
Alla clinica ebbi davvero poca assistenza. Mi chiesero perché abortivo. Dissi loro che prendevo dei farmaci, ma in verità mi sembrava di non avere altra scelta per via dei tanti problemi che comporta la gravidanza. Non avevo risorse, sentivo di non poterlo dire ai miei genitori, il mio ragazzo non mi avrebbe sostenuta, non avevo denaro o un’assicurazione per la salute. Lavoravo part-time in un bar. Durante la seduta mi dissero di non fare sesso per quattro settimane. Che avrei avuto un po’ di disagio e qualche sanguinamento. Mi dissero che avrei sentito un po’ di tristezza ma che sarebbe andata via.
Ciò che lo psicologo non mi disse è che avrei sofferto per dodici anni di un grande rimpianto e rimorso. Che avrei avuto profonde sensazioni di perdita e disperazione e che sarei diventata patologicamente insicura e avrei avuto abissi di solitudine. Che non avrei sposato il padre del bambino e che avrei finito con l’odiarlo perché non aveva protetto la sua famiglia. Non mi dissero che il nostro matrimonio sarebbe finito con un amaro divorzio.
Non mi dissero che abortire avrebbe aumentato le probabilità di avere in seguito un aborto spontaneo e l’incapacità di rimanere ancora incinta. Non mi dissero che il mio ciclo mestruale ogni mese sarebbe stato un doloroso promemoria dell’aborto e mi ossessiona dal momento che le mie braccia rimangono vuote del mio bambino. Non mi dissero che, anche se ho avuto un grande risanamento, il mio cuore si sarebbe spezzato al tocco delle mani di un piccino nelle mie e che non avrei finito di piangere neanche ora.
Non mi dissero che ogni giorno avrei pensato al mio bambino e che sarei andata strisciando sotto la doccia, avrei aperto l’acqua e cercato di annegare la mia pena e il mio dolore. Sperando che Dio prendesse la mia vita perché pensavo di non meritare di vivere.
Non mi dissero che la mia salute mentale sarebbe stata un gettone e l’anima il prezzo che avrei pagato. Non mi dissero che sarei stata in psicoterapia per tre anni, incontrando la psicoterapeuta una volta a settimana. Non mi dissero che alla fine dei tre anni lei si sarebbe messa le mani nei capelli e mi avrebbe detto “Dovrai solo imparare a conviverci” – ed io le avrei replicato “Come si convive con l’avere ucciso il proprio figlio?”
Non mi dissero che lei non avrebbe saputo la risposta.
Rendendo pubblico tutto ciò, voglio che le donne che stanno soffrendo sappiano che possono essere risanate. Voglio che sappiano che il disastro di pensieri, sensazioni sconnesse e anni di depressione sono “normali” dopo un aborto. Voglio che sappiano che non sono matte. Voglio che sappiano che possono sperimentare sentimenti di gioia e pace come me, e che è solo grazie alla Divina Misericordia di Gesù Cristo che oggi sono qui.
L’aborto è come un uragano che fa strage tra le sue vittime. Voglio che quelle che soffrano sappiano che possono venire via dalla riva e trovare riparo dalla tempesta ed essere Non Più Zitte [Silent No More].

Testimonianza di Ann Marie Cosgrove – Minneapolis, MN (USA)

http://www.priestsforlife.org/testimonies/testimony.aspx?ID=44

No potho reposare

2009-05-18

The Elliot Institute News
Vol. 8, No. 7 -- May 8, 2009



Uno studio del 2006 pubblicato da Sleep [sonno], la rivista ufficiale delle Associated Professional Sleep Societies [società professionali associate del sonno] ha scoperto che le donne passate per l’esperienza dell’aborto avevano maggiori probabilità di essere curate per disordini o disturbi del sonno rispetto alle donne che avevano partorito [1].
I ricercatori hanno esaminato cartelle cliniche di 56'284 donne con basso reddito della California che avevano partorito o si erano sottoposte ad aborto nei primi sei mesi del 1989. Hanno escluso le donne già curate per disordini o disturbi del sonno nei 12 o 18 mesi precedenti all’aborto o al parto.
I dati hanno mostrato che, fino a quattro anni dopo, le donne che si erano sottoposte ad aborto avevano maggiori probabilità di essere curate per disturbi del sonno rispetto a quelle che avevano partorito. La differenza era maggiore nei primi 180 giorni dopo la fine della gravidanza, dove le donne che avevano abortito avevano una probabilità circa doppia di cercare una cura per i disordini del sonno. Per tre anni sono rimaste differenze significative tra donne che avevano abortito e donne che avevano partorito.

Disturbi del sonno legati a trauma
C’è bisogno di ulteriori ricerche per vedere se le donne che hanno abortito siano più soggette a sintomi specifici di disturbo del sonno o se questi sintomi possano essere indicatori di disturbo da stress post traumatico [Post Traumatic Stress Disorder, PTSD] e di altri problemi.
Numerosi studi hanno mostrato che le vittime di trauma sperimenteranno spesso difficoltà con il sonno. Gli autori credono che le proprie scoperte sostengano una crescente comprensione del fatto che alcune donne possono avere reazioni traumatiche all’aborto. In uno studio del 2004 di donne americane e russe che avevano abortito:
  • il 65% delle donne americane riferivano sintomi multipli di disturbo da stress post-traumatico, che esse collegavano ai loro aborti,
  • oltre il 14% riferivano tutti i sintomi necessari per una diagnosi clinica di PTSD indotto da aborto,
  • il 30% riferivano incubi e
  • il 23% riferiva disturbi del sonno che attribuivano all’aborto [2].
Nel libro Forbidden Grief [lutto proibito], l’autrice e terapeuta Dr. Theresa Burke nota che gli incubi e l’insonnia si verificano comunemente tra le donne dopo l’aborto. Ella scrive: “Quando la mente cosciente dorme, i meccanismi di difesa che hanno il compito di respingere pensieri indesiderati sono rilassati. Questo è il motivo per cui i pensieri intrusivi legati ad un trauma soppresso spesso compaiono sotto forma di sogni od incubi” [3].
Altri studi hanno scoperto che donne con un aborto alle spalle sono soggette di conseguenza soggette ad un rischio maggiore di depressione, disturbo da ansia generalizzata, abuso di sostanze, ricovero psichiatrico ed altri problemi.
Questa ricerca indica la necessità, per chi si occupa di salute, di investigare regolarmente su una precedente perdita di gravidanza, perché l’identificazione del lutto non risolto e di episodi traumatici può migliorare il trattamento di disturbi del sonno, ansia e di altri problemi psichiatrici dopo l’aborto.

Altre ricerche sono disponibili all’indirizzo www.AbortionRisks.org. Trova studi, informazioni su nuovi studi e leggi articoli e commenti su temi importanti.

Riferimenti:
[1] DC Reardon and PK Coleman, “Relative Treatment Rates for Sleep Disorders and Sleep Disturbances Following Abortion and Childbirth: A Prospective Record Based-Study,” Sleep 29(1):105-106, 2006.
[2] VM Rue et. al., “Induced abortion and traumatic stress: A preliminary comparison of American and Russian women,” Medical Science Monitor 10:SR5-16, 2004.
[3] T. Burke with D. Reardon, Forbidden Grief: The Unspoken Pain of Abortion (Springfield, IL: Acorn Books, 2007).



© Elliot Institute, PO Box 7348, Springfield, IL 62791-7348
ulteriore materiale all’indirizzo www.afterabortion.org

http://www.theunchoice.com/EINews/2009Vol8/Vol8No7.htm

L’aborto nuoce anche a chi verrà concesso vivere

2009-05-10

Life Site News

Un poderoso studio tedesco conferma che l’aborto aumenta significativamente il rischio di nascite premature

di Kathleen Gilbert

11 febbraio 2009 (LifeSiteNews.com) – Un enorme studio tedesco ha ulteriormente comprovato il legame tra aborto e aumento del rischio di future nascite premature.
Il dott. Manfred Voigt ed i suoi colleghi tedeschi hanno considerato oltre due milioni di gravidanze tra il 1995 ed il 2000, rendendo lo studio del 2008 il più massiccio studio AVPB (Abortion Very Preterm Birth, aborto e nascita estremamente prematura) degli ultimi 30 anni; è possibile leggere l’abstract all’indirizzo http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18293256).
Il gruppo di controllo di donne considerato nello studio non aveva precedenti di aborto indotto, aborto spontaneo o nascita di bambino morto. Il tasso di nascite premature nel gruppo di controllo è stato confrontato a quello di tre gruppi distinti: donne che avevano abortito (ma senza aborti spontanei o nascite di bambino morto), donne con soli aborti spontanei e donne con solo nascite di bambino morto nella propria storia.
Secondo un comunicato stampa della Reduce Preterm Risk Coalition [Associazione per la riduzione del rischio di nascite premature], lo studio ha trovato che per una donna con alle spalle un aborto volontario, il rischio di VPB (sotto le 32-34 settimane) cresce del 30%, mentre il rischio aumenta del 90% se vi è stato più di un aborto volontario.
I dati dello studio riguardo alla storia abortiva delle donne sono stati estratti da un database perinatale e non con colloqui effettuati per lo scopo dello studio. In questo modo la squadra di Voigt ha evitato la possibilità di risultati alterati dovuta alla falsificazione da parte delle donne della propria storia abortiva, un fattore che i critici del legame aborto-nascite premature hanno messo in dubbio in passato.
La nascita prematura aumenta il rischio del bambino di paralisi cerebrale, ritardo mentale, epilessia, deficit visivo, disabilità uditiva, lesioni gastrointestinali, sofferenza respiratoria e di infezioni gravi. I nati sotto le 28 settimane hanno un rischio 129 volte più alto di paralisi cerebrale di un nato a termine, secondo uno studio del 2008 di dr. Eveline Himpens et al.
Lo studio tedesco si unisce ad una solida base di prove che mostrano l’aumento di rischio di nascite premature per i bambini che nascono dopo un precedente aborto.
Nell’edizione dell’inverno 2008 del Journal of American Physicians and Surgeons [Giornale dei medici e chirurghi americani], Brent Rooney (MSc), dr. Byron Calhoun e l’avvocato Lisa Roche hanno rivelato che le donne afroamericane, che abortiscono circa un bambino su due, hanno un rischio tre volte più alto di parti prematuri ed un rischio quattro volte più alto di parti estremamente prematuri.
L’articolo suggerisce anche che gli aborti per suzione violano il codice di Norimberga del 1947 poiché non ci sono test pubblicati sulla procedura che convalidino la sua sicurezza. (http://www.lifesitenews.com/ldn/2008/dec/08120211.html)
Brent Rooney della Reduce Preterm Risk Coalition ha esortato il presidente USA Obama a sospendere il finanziamento governativo all’aborto alla luce di forti prove degli effetti pericolosi della procedura su donne e bambini.
“Il famoso economista John Maynard Keynes disse bene: Quando i fatti cambiano, io cambio idea. E lei che cosa fa, signore?” – ha detto Rooney.

Articoli collegati su LifeSiteNews.com:

http://www.lifesitenews.com/ldn/2009/feb/09021111.html

Una ferita mortale

2009-04-19


Intervista a Esperanza Puente, autrice di un libro-testimonianza

di Sara Martín

MADRID, mercoledì, 8 aprile 2009 (ZENIT.org).- È stato appena pubblicato in Spagna “Rompiendo el silencio” (“Spezzando il silenzio”, edizioni LibrosLibres), scritto da Esperanza Puente, che ha abortito quindici anni fa e oggi racconta la sua esperienza di dolore e solitudine.

L’autrice riporta anche casi di uomini e donne che, come lei, hanno subito la sindrome post-aborto.

Perché scrivere un libro raccontando la propria esperienza dell’aborto? Aiuta a far rimarginare la ferita o la riapre?

Esperanza Puente: L’ho scritto per far conoscere all’opinione pubblica una realtà sociale occulta e perché si sappia che quando una donna abortisce soffre. I 23 anni di funzionamento della legge sull’aborto rappresentano un fallimento e una piaga per la società spagnola. Ho anche voluto che, oltre alla mia testimonianza, ne apparissero altre di uomini e donne che fanno parte della mia vita e il cui caso mi ha colpito in modo particolare. Sono casi rappresentativi di vari ambiti e circostanze. Ad ogni modo, insisto, ho scritto il libro soprattutto per esprimere questa realtà: ciò che si vive e si soffre prima, durante e dopo un aborto provocato.

E cosa si soffre?

Esperanza Puente: Prima dell’aborto, quando una donna è incinta, continua a sentirsi sola, indifesa e non protetta. Nessuno le spiega quali opzioni ha, che abortire non è una soluzione ma un grande problema, che c’è gente che la può aiutare...
Durante l’aborto si prova dolore e lacerazione. È come una ferita mortale che ti lascia devastata dentro, a livello fisico e mentale.

Il lavoro L’aborto rende liberi

2009-04-07

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in alcune immagini particolarissime. E mi sono tornate alla mente le immagini dei lager nazisti. Non si trattò – e non si tratta – solo dell’uccisione di milioni di persone, ma anche del tentativo di disumanizzarle, di privarle di ogni dignità e persino del rango di esseri umani. Le immagini che seguono sono state scattate in California.
Chi si sentisse di vederle clicchi nel link qui sotto.



Alcuni attivisti pro-life si sono introdotti in un laboratorio della California meridionale a cui arrivano i resti dei bambini uccisi in una particolare catena di cliniche per aborti.


In ogni contenitore di plastica vi sono i resti di un piccolo essere umano. Sull’etichetta sono riportati il nome della madre e la data dell'aborto.



Le ricevute attestano gli aborti effettuati in una clinica di La Mesa (California) in un giorno.


I contenitori sono di varie grandezze; i più grandi contengono i resti di aborti effettuati dalla 20ª alla 36ª settimana di gravidanza.


Alcune vedute d’insieme...




I resti degli aborti effettuati nelle prime settimane sono contenuti in barattolini simili a quelli usati per le spezie.


Il ritaglio di giornale parla di allattamento al seno; per uno strano paradosso, negli stessi luoghi la vita viene fatta sbocciare e viene soppressa.

E ogni giorno, nella sola Italia, 400 di questi barattoli si riempiono e 400 finiscono in un incineritore...

http://www.christiangallery.com/atrocity/gorypics.htm

In God we trust

2009-03-29

Quando avevo 16 anni rimasi incinta e in seguito abortii. Questa decisione, che era basata su bugie e sulle mie scarse conoscenze, mi ha causato tanti anni di angoscia e continuerà a farlo per il resto della mia vita. Ecco la mia storia:
Agosto 1977: avevo 16 anni ed ero incinta. Lo sapevo perché ero andata al dipartimento locale per la salute [qualcosa di analogo alle nostre ASL] per un test gratuito di gravidanza e mi avevano richiamata quella mattina. L’assistente al telefono mi chiese che cosa avrei fatto. Che cosa avrei fatto? Avevo appena cominciato a “fare esperimenti” col sesso. Non era previsto che rimanessi incinta. Capitava ad altre persone, non a me. Risposi all’assistente: “Non so, forse abortirò. Proprio non lo so”. L’assistente raccolse questa frase e si offrì di prendermi un appuntamento ad una clinica per aborti di Dallas. Acconsentii. Non mi fu proposto nulla, né mi fu offerta altra alternativa all’aborto. Il mio aborto fu finanziato pubblicamente.
Alcuni giorni dopo fui portata ad una clinica per aborti di Dallas. All’arrivo fui “assistita”. L’assistente mi mostrò un’immagine di un “feto” di sei settimane. Quest’immagine sembrava come del fegato sminuzzato. Mi fu detto dall’assistente che a questo stadio dello sviluppo il feto non era un bambino, non era niente di più che un “batuffolo di tessuto” [beh, almeno è un’espressione un po’ più gentile di “grumo di sangue”, anche se resta una falsità]. Mi informarono che non c’erano problemi con la procedura. Che non avrebbe fatto più male dei crampi mestruali e che c’erano pochi effetti collaterali. Mi dissero che avrei dovuto stare lì per un’ora dopo l’aborto (cosa che non feci) per essere sicuri che il mio sanguinamento non fosse troppo forte. Mi diedero una pillola di morfina per rilassarmi e dissero che potevano farmi un’iniezione di morfina oltre a darmi la pillola, se lo volevo. Non la volli.
Fui portata in una sala per visite dove mi misero in posizione di visita. Il medico mi dilatò la cervice e procedette ad inserire l’aspiratore. Sentii quando il bambino fu preso e immediatamente cominciai ad avere forti crampi. Il medico finì e portarono via in fretta la bottiglia (che conteneva il mio bambino) fuori dalla stanza prima che potessi vederla. Questo tende a disturbare la paziente quando vede il suo bambino (che solo pochi minuti prima stava dormendo in pace nel suo grembo) fatto a brandelli in un barattolo di vetro. Fui poi portata in un’area di attesa per fare spazio per un’altra donna che aveva fatto la “scelta” di uccidere il suo bambino. Continuai ad avere forti crampi per il resto della giornata. Mi sentivo triste e vuota, come se una parte della mia anima fosse stata portata via.
Quando riguardo la mia vita dopo l’aborto, comprendo che tanti errori che ho fatto e creato per me stessa erano dovuti all’immagine inconscia che mi ero creata di me stessa, avevo ucciso mio figlio. Come potrebbe amarmi qualcuno quando non riuscivo ad amare me stessa?
Cominciai a bere molto e ad usare droghe. Ebbi forti depressioni in cui pensai al suicidio. Avevo, ed ho ancora, incubi orribili riguardanti bambini e gente che cerca di uccidermi. Mi deprimo ancora e piango tanto. Di notte prego Dio affinché faccia sapere al mio bambino che non l’ho ucciso perché lo odiavo. Vorrei tanto tenerlo in braccio ora che fa male, e voglio che lo sappia.
Nutro paure segrete che uno dei miei figli mi venga portato via a causa di questa azione orribile che ho commesso. Questa paura fu aggravata quando quasi abortii spontaneamente uno dei miei figli a dodici settimane. Sono sicura che questo problema era legato all’aborto. I problemi continuano ancora. Non mi ero mai permessa di calcolare il mese in cui il mio bambino sarebbe nato. Recentemente ho stimato quando sarebbe nato e rimasi inorridita quando compresi che era a poche settimane di distanza rispetto a quando entrambi i miei figli sono nati. Avevo sentito una forte pressione da dentro me stessa a rimanere incinta di entrambi i miei figli in quel momento particolare. Ed ora sono stata colpita dal comprendere che inconsciamente ho sostituito i miei figli vivi a quello morto, concependo e partorendo negli stessi tempi.
Ho passato tanti anni cercando di spingere il ricordo di ciò che avevo fatto nel fondo della mia mente, ma non ci stava. Ho costantemente paragonato il mio bambino morto a ciò che farebbe ora se fosse vissuto. Comprendo che la maggior parte delle donne che scelgono di abortire sperimentano gli stessi sentimenti. Il mio bambino sarebbe in prima elementare quest’anno. È molto difficile per me guardare un bambino di prima elementare.
Ho sparso tante lacrime negli ultimi anni ed ora sono arrabbiata. Sono arrabbiata con me stessa, con la mia famiglia, con la clinica per aborti, con i loro assistenti, con i medici (che commettono omicidi quotidianamente) e soprattutto sono furibonda con il mio governo che stampa “IN GOD WE TRUST” [confidiamo in Dio] sulle nostre monete, però ha legalizzato il macello quotidiano, doloroso e violento dei membri più giovani della nostra società.
Spero e prego che la nostra grande nazione possa far cambiare questa cosa prima che sia troppo tardi per tutti noi. E più di ogni altra cosa noi come individui dobbiamo stare davanti a Dio e confessare ciò che abbiamo fatto alla Sua creazione più perfetta.
testimonianza di Jeanene Clark

Pubblicato originalmente in The PostAbortion Review 3(4) Fall 1995.
Elliot Institute, PO Box 7348, Springfield, IL 62791-7348
ulteriore materiale all’indirizzo www.afterabortion.org

http://www.afterabortion.org/PAR/V3/n4/TESTMNY.htm

Una piccola storia ignobile

2009-03-14

Una bambina incinta viene sequestrata e sottoposta ad aborto contro la volontà propria e dei genitori. Brutta storia, eh? Però se diciamo che la bambina era a rischio di vita (il che è anche vero, però il rischio si aggira attorno all’1% estrapolando questi dati), che i genitori erano d'accordo e che dopo l’intervento la bambina giocava felice e contenta, ecco che chi denuncia come illegittima questa procedura diventa ipso facto reazionario, bigotto e disumano. È quello che è successo nel caso della bambina novenne brasiliana fatta abortire a forza al quarto mese con la complicità di organizzazioni che mirano a far legalizzare l’aborto in Brasile.
Per saperne di più, vi rimando a questi post dell'amico Cabàsilas e vi invito a leggere con attenzione anche gli allegati e le pagine linkate. Sono lunghi, ma ne vale la pena.

L’aborto non fa tornare tutto come prima

2009-02-16

La testimonianza che segue è tratta dal sito dell’associazione Il Dono che mi ha molto gentilmente concesso di riportarla per intero.

Il dono onlus

Aspettavo un bambino. Lui disse di non volerne sapere. All’improvviso mi sono trovata incinta e sola.
Ero spaventata, con la testa piena di parole e domande. Le poche persone con cui mi ero confidata facevano eco alle mie paure: sentivo di non potercela fare.
Una nuova vita sbocciava dentro di me, ma io avevo la sensazione che ne sarei stata annientata.
Ho visto nell’interruzione di quella gravidanza l’unica soluzione per far tornare tutto come prima.
Errore clamoroso.
L’aborto non ti riporta a prima della gravidanza. L’aborto non evita che tu diventi madre, dal momento del concepimento sei già madre, ti piaccia o no.
La verità è che l’aborto ti rende madre di un bambino morto.
L’avrei imparato bene, a caro prezzo.

Mi sono arresa.
Ricordo che in ospedale alla caposala dissi tra le lacrime “il fatto è che non voglio farlo, ma devo farlo”.
Qui sta l’inganno, l’imbroglio più grande che sta dietro alla non-scelta dell’aborto. Non-scelta perchè, in quel momento in chi la compie sembra l’unica via percorribile, e una scelta si fa quando si hanno diverse opzioni. A chi sceglie l’Interruzione di Gravidanza in quel momento quel gesto doloroso sembra davvero l’unica via possibile. Imbroglio perchè questo non è vero. C’è SEMPRE un’altra via. Ma non sempre si hanno occhi capaci di vederla.
Sono entrata in sala operatoria sola, confusa e spaventata.
Al risveglio, svanito ogni effetto dell’anestesia, mi sono ritrovata più sola, più confusa, più spaventata di prima. L’unica realtà era che il mio bambino era morto, ed ero stata io a volerlo. Davide… iniziai a chiamare quel bambino con un nome. Perché quel bambino era mio figlio, un figlio che non sarebbe mai nato.

Le settimane seguenti credevo di impazzire, pensavo che sarei morta a causa di un dolore che non credevo si potesse provare. Ma in fondo volevo morire. Volevo morire perchè pensavo che mi sarei riunita a mio figlio. Volevo morire perchè pensavo che neanche l’inferno potesse essere peggio che vivere così.
Ma il Signore aveva altri programmi per me, anche se non lo sapevo ancora.

La sofferenza per aver perso mio figlio era immensa, e a mio parere non avevo neanche il diritto di soffrire. Era una sofferenza silenziosa, e solitaria, incompresa anche dai pochi che sapevano.
Il dolore mi stava trascinando sempre più giù. E io non facevo niente per oppormi.
La cosa più faticosa era assistere alle cose belle, e scoprivo che il mondo ne era pieno. In tutto vedevo ciò che a mio figlio avevo negato, ciò che non avrebbe mai conosciuto. Inoltre, tutti i problemi che prima dell’aborto sembravano riempire l’universo, si erano fatti piccoli e insignificanti, e per ciascuno vedevo una soluzione. Ma era troppo tardi.
Alcune settimane dopo ho incontrato “per caso” (ma ora so che il caso non esiste…) un’associazione, unica nel suo genere, che si occupa di dare sostegno alle donne che si sono trovate al bivio della scelta. Donne che come me hanno scelto l’aborto, e soffrono per lo sbaglio commesso, e donne che davanti a una gravidanza indesiderata decidono nonostante le difficoltà di tenere il loro bambino. Due mondi in apparenza opposti si incontrano al Dono, così si chiama. E scoprono di non essere pianeti così lontani… E scelgono di andare avanti insieme. Ho iniziato un percorso con l’aiuto dei volontari e delle volontarie dell’associazione, in gran parte persone che hanno vissuto in prima persona l’esperienza di un figlio inatteso.
Il cammino con l’associazione, e la vicinanza e il sostegno di persone speciali, mi ha portato, dopo alcuni mesi, ad affrontare il sacramento della Riconciliazione. Io posso dire che è nell’ora più buia che sono stata travolta dalla scoperta dello sconfinato amore di Dio per ogni uomo, dello sconfinato amore di Dio per me. Quella scoperta ha cambiato la mia vita.
Ora faccio parte dell’associazione. E desidero restituire ad altri quello che io ho gratuitamente ricevuto: una rinnovata speranza.

La speranza che vive in me viene dalle cose che ho imparato in questo tempo.

* Ho imparato che l’aborto è una scelta che viene da lontano. Che si abortisce un figlio, ma si possono allo stesso modo abortire tante altre cose. Si abortisce ciò che ci viene affidato, quando ci sentiamo in diritto di disporne a nostro piacimento. Si abortisce la propria stessa vita, quando si vive al ribasso, quando si chiudono le porte alle novità . Si abortisce la vita altrui quando non le si fa spazio nella propria, quando la si calpesta, coi gesti, con le parole, col rifiuto. Col giudizio.

* Ho imparato che la paura, la confusione, la solitudine, urlano forte e fanno un gran chiasso dentro di noi, l’amore e la speranza sussurrano, e bisogna fare silenzio per ascoltarli, e non è facile, ma si può reciprocamente aiutarsi a fare silenzio, e ,nel silenzio, a fare ordine.

* Ho imparato che quando qualcosa va diversamente da come immaginavamo o avevamo pianificato, non significa che sia peggio, è solo diverso.

* Ho imparato che la vita è un dono che va difeso sempre, a tutti i costi e che la prima vita che ci è stata data in custodia è la nostra, e dobbiamo averne cura. Piangersi addosso e arrendersi al dolore, alla rabbia, al senso di colpa non aggiusta le cose, e genera ingiusto dolore intorno a sé. E a volte c’è bisogno di qualcuno che ce lo ricordi.

* Ho imparato che il male non si paga con altro male, né a uno sbaglio si pone rimedio con altri sbagli, e che quando la morte chiama altra morte ci si può e ci si deve opporre con forza.

* Ho imparato che non ci sarebbe affidato qualcosa se non avessimo i mezzi per accoglierlo, e che se non vediamo questi mezzi non vuol dire che non ci siano o non arriveranno. E in quest’attesa è importante non essere soli. E chiedere aiuto non è un atto debole ma coraggioso.

* Ho imparato che non si muore né si vive invano, e che ogni vita ha un valore grande, ogni vita porta in sè un annuncio, ogni vita ha uno scopo. E che questo valore non dipende né dalla sua quantità né dalla sua qualità : una vita breve non vale meno di una lunga, una malata non meno di una sana, una difficile non meno di una facile. Lo so bene, perchè la vita di mio figlio è durata solo 7 settimane, eppure ha cambiato radicalmente la mia, e con la mia sta cambiando quella di tante altre persone…

* Ho imparato che in tutto, anche in quello che non possiamo modificare, abbiamo la possibilità di scegliere: di scegliere “come” stare dentro alle cose. Possiamo negare una sofferenza e uno sbaglio, dandogli il potere di consumarci poco a poco. Possiamo dare a un dolore il potere di schiacciarci, annientandoci nella sua morsa. Oppure possiamo affrontarlo, non come una lotta da vincere, ma come un mistero da vivere, luogo sconosciuto da attraversare passo dopo passo. Con lo sguardo rivolto al cielo.

Ma la Speranza che conosco è prima di tutto una persona: Cristo. Colui che è sceso fino al punto più profondo del mio inferno e del mio peccato e mi ha teso la mano, attraverso le persone che ha messo sulla mia strada. La Speranza che conosco ha il volto di quel Padre buono che mi ha offerto il suo perdono e mi ha chiamato a ripartire da dove io ho conosciuto la morte perchè proprio da lì nascesse nuova vita. La Speranza che conosco ha il volto di quel Dio che è sempre stato con me, e non ha smesso di esserci neanche nell’ora del mio tradimento, quel Dio che non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva.
La mia Speranza viene dalla fiducia certa che anche su mio figlio il male non ha avuto l’ultima parola. Ho imparato che la Verità ci rende liberi, e ho scelto di essere libera.

Libera dal mio dolore, libera dai miei sbagli, dalle mie povertà , che saranno sempre parte di me, ma non padroni di me. Io ho scelto di essere libera per amare.

So di avere una lunga lista di motivi per alzare gli occhi al cielo e ringraziare, e sono stupita e grata per i doni e i miracoli di cui ogni giorno è costellato, che ora riesco a vedere e che so bene di non meritare, ma d’altronde mi hanno insegnato che un dono non è il premio di una raccolta punti, non si merita, un dono si accoglie. E prego Dio che mi aiuti sempre a svuotare le mie mani, il mio cuore, il mio tempo di tutto ciò che non viene da Lui per far a Lui spazio.

Se ogni vita ha un senso, anche la mia deve averne uno. Non so quale sia, credo che lo si scopra pienamente solo “dopo”. Di certo so, che se la propria esistenza fosse qualcosa che si può dedicare, sulla prima pagina della mia sarebbe scritto: “A Davide. Con Amore. Mamma”.
testimonianza di Silvia

http://www.il-dono.org

Bugie e delitti

2009-01-28

Ciò che accomuna tutta la propaganda abortista è l’accurata elusione di ogni riferimento al vero “oggetto” dell’aborto: un piccolo e indifeso essere umano. Quando non taciuto, il piccolo cucciolo d’uomo viene spacciato per “qualcosa”: un tessuto, un ammasso informe. Ciò è molto evidente nella propaganda commerciale delle cliniche abortiste dei paesi dove l’aborto viene eseguito anche in cliniche private, come gli USA. Molti siti abortisti definiscono false o esagerate le immagini dei bambini abortiti diffuse dai siti pro-life. Eppure, basta andare in un qualunque sito che tratti lo sviluppo fetale per rendersi conto che le immagini sono pienamente coerenti con lo sviluppo fetale. Qui di seguito alcuni esempi molto, molto eloquenti. Mai come nel caso dell’aborto è chiaro il legame che vi è tra omicidio e menzogna (cf. Gv 8,44).


Dal sito di Liberty Women’s Health Care (riguardo agli aborti nel primo trimestre)
Un ginecologo con particolare perizia in aborti esegue la procedura con un metodo noto come dilatazione e raschiamento tramite aspirazione (D&C). Usiamo solo strumenti sterilizzati. Durante questa procedura il canale cervicale viene dilatato molto delicatamente con dilatatori sterili ed il contenuto uterino viene delicatamente aspirato via con curette uterine monouso di plastica.
Lo stesso sito parla poi della procedura D&E che viene utilizzata nel secondo trimestre. Chissà perché non dice assolutamente in cosa consista, ma solo che nella loro clinica
per aumentare la sicurezza per le nostre pazienti, usiamo sempre la guida dell’ecografo durante gli aborti all’inizio del secondo trimestre, piuttosto che effettuare l’aborto alla cieca.
Non viene detto che l’aborto in questo caso consiste nell’usare un forcipe per fare a brandelli il bambino e poi estrarlo pezzo per pezzo.


Nel sito di American Women’s Services, un aborto del primo trimestre è descritto così:
La procedura comincia con l’apertura graduale e dolce della cervice per mezzo di una serie di aste affusolate chiamate dilatatori. Il medico poi inserisce nell’utero un piccolo tubo di plastica che è collegato ad una macchina aspiratrice, simile a quello che i dentisti usano per pulire la bocca dalla saliva. Il tubo viene mosso dentro l’utero per un minuto o due per rimuovere tutto il tessuto della gravidanza con una delicata aspirazione. Durante l’aspirazione potresti provare crampi simili a forti crampi mestruali.

La stessa clinica descrive un aborto tardivo come segue:
Aborto chirurgico tra 14 e 24 settimane:
Se sei incinta tra 14 e 24 settimane, la tua procedura impiegherà due o tre giorni per essere eseguita… Quando si è raggiunta una dilatazione adeguata, la laminaria verrà tolta ed il tuo utero svuotato con la tecnica che il medico pensa sia meglio per te. Tutte le pazienti che vengono sottoposte alla procedura abortiva nel secondo trimestre vengono poste in stato di sopore. Questa medicina ti rilasserà, diminuirà il disagio che potresti sentire e potrà inibire la formazione della memoria.


Questa clinica non dà alcuna informazione sulla procedura di ‘rimozione’. Il loro sito web dice semplicemente:
A Choice for Women è specializzata in aborti del secondo trimestre dopo le 12 settimane di gravidanza. In generale questo richiede una visita di due giorni alla nostra clinica. Nel primo giorno il primo giorno consisterà in un’ecografia, assistenza psicologica, valutazione da parte del medico, ed un dilatatore cervicale verrà inserito nella cervice. Ritornerai alla clinica il giorno dopo per la procedura di interruzione. Ti verrà fatta l’anestesia generale e non sentirai per niente la procedura.

Un medico abortista descrive l’aborto prima delle dodici settimane in questo modo:
Quando la cervice è stata adeguatamente dilatata, il prodotto del concepimento viene rimosso inserendo un tubo cavo di plastica chiamato “vacurette” e applicando pressione negativa (aspirazione / vuoto). In genere la vacurette viene mossa con una serie di colpi dentro e fuori o ruotata per migliorare le forze di trazione nella punta della vacurette. A volte questo è seguito dal curettaggio (raschiamento) delle pareti dell’utero per assicurarsi che non ci siano tessuti rimasti che potrebbero causare problemi in seguito.

Al South Jersey Women’s Center, l’aborto è descritto come segue:
Dopo avere completato le formalità, una breve sessione di consulenza informativa, analisi di laboratorio ed ecografia, la donna verrà sottoposta alla procedura abortiva. La procedura D&E è eseguita attraverso la vagina e comporta la delicata dilatazione ed apertura della cervice della donna, che è la piccola apertura in cima alla vagina, e poi utilizzando uno strumento che esercita una aspirazione per rimuovere il contenuto dell’utero. Non è necessario alcun taglio o incisione e la procedura dura solo da 5 a 7 minuti.

Descrizione dell’aborto di 5-16 settimane a The Allentown Women’s Center:
Quando l’apertura cervicale è abbastanza grande, un tubo dalla punta smussata (una cannula) viene inserito nell’utero. La cannula è attaccata ad un aspiratore ed una delicata aspirazione rimuove il tessuto della gravidanza dall’utero. Uno strumento a forma di cucchiaio (una curette) può essere usato per la pulizia finale del rivestimento uterino.

L’Austin Women’s Center pubblicizza i suoi aborti del primo trimestre come segue:
L’aborto chirurgico del primo trimestre è una procedura che si esegue in studio. La tua cervice verrà aperta gradualmente ed il contenuto dell’utero verrà rimosso con una delicata aspirazione. Durante i 5 minuti della procedura abbiamo preparato per te un CD di rilassamento guidato da ascoltare, così come l’illuminazione riposante nelle stanze degli esami. Un’accompagnatrice può stare con te durante la procedura.

Questo è ciò che The Center for Women’s Health dice sulla procedura D&E
La procedura D&E richiede molta più abilità da parte del chirurgo, ed è un’estensione del metodo di aspirazione. Per effettuarlo, il medico esegue un’aspirazione come nelle procedure per il primo trimestre, ma deve anche usare il forcipe per rimuovere il tessuto troppo grande per passare attraverso il tubo aspirante.
Forse a nessuno piacerebbe sentirsi dire che il tessuto che viene rimosso in realtà consiste di braccia, gambe, costole, organi e teste?

Sul sito di Early Options, si vede subito la faccia di una donna sorridente con la didascalia: “Non pensavo che potesse essere così semplice!”. La clinica pubblicizza una procedura chiamata estrazione mestruale o, come la chiamano, procedura di aspirazione, in cui viene usato un dispositivo a pompa manuale invece di una macchina aspiratrice. Il metodo è pubblicizzato per gravidanze fino a dieci settimane.
La procedura di aspirazione è una procedura semplice e naturale per terminare una gravidanza ai primi stadi.
Il medico inserisce un tubo sottile nell’utero attraverso la cervice (l’apertura dell’utero). Viene applicata una delicata pressione con uno strumento manuale. Il contenuto dell’utero va nello strumento di plastica…
Un embrione non può essere visto fino a quando hai perso due cicli. A quel punto l’embrione è grande come un pisello, e non è formato.
Per la cronaca dopo due cicli persi il bambino ha attorno alle sei settimane, il suo cuore pulsa a 150 battiti al minuto, è grande 20-24 millimetri e ha questo aspetto.

Sul suo sito nazionale, Planned Parenthood avverte che:
Centinaia di cosiddetti “centri di aiuto alla gravidanza” spaventano le donne riguardo all’aborto. Mentono sugli effetti medici ed emotivi dell’aborto.
L’aspirazione svuota l’utero con la delicata aspirazione di una siringa manuale o con aspirazione effettuata da una macchina.
La D&E è un’operazione in due parti. La cervice viene aperta lentamente. La procedura viene completata svuotando l’utero usando una combinazione di aspirazione e strumenti medici

Insomma, tutte queste aziende che fanno soldi con l’aborto cercano di occultare accuratamente e completamente ciò che avviene in un aborto, descritto come una “rimozione”, “delicata aspirazione” del “prodotto del concepimento” o del “contenuto dell’utero”, del “tessuto della gravidanza”.
Questi mercanti di morte sanno bene che tante donne rinuncerebbero all’aborto se sapessero che cosa esso comporta in realtà. Ma occultando la realtà, fanno davvero il “bene” delle donne? davvero ne “promuovono i diritti” ?

Ecco alcuni siti di neonatologia (neutri riguardo all’aborto) con immagini dello sviluppo intrauterino: è da tenere presente che alcuni datano la gravidanza a partire dalle ultime mestruazioni anziché dal concepimento ed in tali casi quindi l’età del bambino è di due settimane circa inferiore a quella che trovate indicata vicino alle figure.
I bambini (o cosiddetti “tessuti”) che si vedono nei siti sopra riportati, in Italia sono abortibili su richiesta della madre. A quelle creature, in quasi tutti i paesi europei, in USA e in Canada ed in molti altri paesi del mondo “civilizzato” non viene riconosciuto il basilare diritto alla vita.

E per chi abbia voglia di vedere fino in fondo in cosa consiste la “rimozione del tessuto”, segnalo il sito di CBR con immagini di bambini abortiti, certificate da un medico (qui la certifica con traduzione) che in passato ha eseguito più di mille aborti (il dott. Anthony Levantino). Vi avverto: non è un bello spettacolo.
http://www.abortionNO.org/Resources/pictures.html


Fonte principale di questo post:
http://www.clinicquotes.com/clinics describe.htm